Gli anti eroi della musica.

magnino

Ogni paese ha il suo eroe, anzi spesso ne ha più di uno e quasi sempre non è neanche un eroe, ma un anti eroe, qualcuno che tutto il paese conosce e venera e che custodisce gelosamente, tanto che se varchi i confini di quella città, in pochi lo conoscono. Se vogliamo fare un esempio eclatante, non possiamo che citare Piero Ciampi. E’ successo che così, circa un anno fa, per puro caso, sono venuta a conoscenza di uno di questi eroi da paese. Il nome lo avevo sentito spesso, tutti lo avevano in bocca ad Agliana, un paese della piana pistoiese, però avevo sempre pensato che ogni paesano gonfia l’eroe suo per gonfiar se stesso. Non potevo fare errore più grosso. Me ne resi conto quando per caso, mi capitò un libro tra le mani, dove c’erano dei testi di alcune sue canzoni. Rimasi strabiliata e innamorata. Non c’era bisogno di gonfiar Magnino, Magnino era già immenso, forse troppo immenso per Agliana. Magnino, purtroppo, è morto troppo presto, ma non credo sia stato quello il motivo per cui fuori da Agliana in pochi lo conoscono. Succede, è la vita, non sono riuscita a darmi spiegazione megliore, che a voler scavare nei motivi poi ci si incazza e incazzarsi ora neanche ha più gran senso. Magnino era immenso e bellissimo, cantava la vita triste con il piglio ironico toscano, cantava le disgrazie, le brutture e i fremiti in maniera così circoscritta e dettagliata, che quasi ora a sentire quelle parole, ti pare impossibile non siano parole dell’oggi. E non è forse questa la carrateristica principale del restare, dell’essere sopra una spanna, del diventare eroi, anzi anti eroi, perché di soldi Magnino con la musica non ne ha fatti. E Magnino non sapeva solo scrivere la vita in musica, la sapeva anche dipingere, che quando a uno gli brucia l’arte dentro, quel che tocca arde. E quando ti ritrovi di fronte a questa immensità, la prima cosa che ti viene da pensare è “Chissà quanti Guccini o De André sono rimasti così, fermi, immobili, sconosciuti eppure immensi.” Ed è proprio da questa riflessione che ne è nato un premio, un premio come ce ne sono tanti dedicati a questi eroi, che servono a memoria, ma sopratutto servono per trovare un bandolo di matassa in questo sgangherato mondo musicale, che sembra non aver più bisogno di trovarne dei nuovi.

AL MIO PAESE NON NEVICA (Magnino)

Al mio paese non nevica
il campanile della chiesa è diventato grigio
a forza di sfiorarsi ci si leviga
ed il comportamento a mio avviso un poco gigionista

Alla sera in piazza che miseria
in compagnia dei gatti che non dan dietro ai topi
sapere già domani quel che sarà stasera
o forse questa è solo un opinione

E battono le dieci ancora niente
e come l’altre sere aspetterò un altro poco
ah è nuvolo avrei una bramosia in mente
starò tutta la notte qui accenderò un fuoco
Ah nevica nevica forse è l’emozione che mi imbroglio
guarda è solo acqua ci avrei giurato
morirò triste, solo e con la voglia
di vederlo un paese tutto imbiancato

Vespe e motori son tutti rincasati
ti riprendo in mano canzone rosa
lasciando stare chi di stagioni è peccato
e insieme a te in mano ho preso un’altra cosa
e mentre mi dimeno di nascosto
in contro luce vedo luccicare
da una finestra sento parlare il preposto
dice a qualcuno comincia a nevicare

Ah ora ora proprio non posso interrompere il piacere grato
si nevica vedo e son commosso
ma per lo meno in questo artista sono o sono stato

Sarà il freddo, l’età o questa chiesa intorno
che non avverto sintomi del terminare
di questo passo qui ci facciamo giorno
e intanto a tormenta insiste a nevicare
ma ora terminerò questo mio bisogno e
se potrò penserò alla guerra nucleare
alle piogge acide alla stupidità al sogno
ma son coperto di neve e insiste a nevicare

Meno male che il calore scioglie lì intorno
e la neve e il mormoreggiare
è a dir poco l’audio di un film porno
che stasera proprio non riesco a controllare

Così messo in posizione orizzontale libero solo lui la bocca e una mano
che per far quel che ho da fare io basta, meno male
ed il momento non è poi così lontano
per un minuto posso ancora respirare e per finire basterebbe
ora lo sento
e poi lasciar fat tutto a nevicare il compito di sforzare lui o la mente

O il caso di dire è proprio che tirato
è l’unico momento in vita mia che mi ammiro
in testamento lascio questa neve fecondata
il paese
il campanile bianco
e l’ultimo respiro

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