Il mal di testa che mi procura la lettura di Vice

E’ il target che mi sfugge, anzi no, il target è chiarissimo, ma segue un principio schizofrenico. Vice è un non-luogo dove gli snob prendono per il culo gli snob, dove si riporta le cose al concetto di terraterra, ma con un aurea di superiorità per cui sì, alla fine viaggiamo ad un livello più alto. Dopo la terza riga di un qualsiasi articolo di Vice, almeno che non si parli di culi, fighe e cazzi, mi entra un fastidiosissimo mal di testa. Non sono i contenuti, quelli potrebbero in larga parte anche andare, è la forma. E’ questo continuo fotoromanzo da nerd che vuole a tutti i costi uscire dagli stereotipi e che quelli stereotipi li usa per prendere per il culo una certa categoria, che non è credibile. Non è credibile perché Vice piace, piace perché è scritto nella forma consona alla categoria che si prende per il culo, una furbata mica da poco. Vice è come il primo che esce con le ciabatte del nonno, facendo finta che lui della moda se ne fotte, ma che spera con quell’uscita di diventare lui stesso moda. Gli articoli non sono mai lineari, cioè lo sono nella misura in cui tu riesci ad entrare nel mondo Vice ed è forse questo il fulcro del mio mal di testa. La gente si diverte a leggersi, a ritrovarsi dentro a quelle parole scritte nella maggior parte dei casi con marcata ironia, un’ironia che permea dalla prima all’ultima parola, un’ironia così sovra esposta che alla fine sfoca il punto d’arrivo e infatti il punto d’arrivo non c’è mai. Una paraculaggine infnita, un’auto fellatio sfoggiata e un branco di guardoni, tra cui m’infilo anch’io, che stanno lì da una parte ad ammirare, dall’altra a chidersi come cazzo siano riusciti a farlo. E’ quel senso di fastidio di leggere qualcosa che si pone sopra le righe, ma solo perché quelle righe prima se le è mangiate, digerite e pure ricacate in forma solo apperentemente diversa, il fastidio della gengiva infiammata, che non puoi fare a meno di stuzzicarla. Vice racconta “l’oggi” con lo sguardo del furbetto dell’ “io l’ho capito sai”, ma che di quell’oggi che prende tanto per il culo, si ciba come un parassita. Nulla, io tutte le volte leggo e mi prende questo mal di testa, questa consapevolezza di essere totalmente fuori da quelli schemi, che poi mi rendo conto sono gli schemi dell’oggi. E allora un po’ mi rode e un po’ anche mi viene da sentirmi parecchio leggera.

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4 pensieri su “Il mal di testa che mi procura la lettura di Vice

  1. A me sembra che questa critica sia basata più su un’idea preconcetta che molti hanno di vie, che sui contenuti effettivi di vice. Poi, be’, è un contenitore molto grande, oramai c’è veramente di tutto dentro, e le voci sono molte. Ci sta che qualcosa di fastidio ma generalizzare così è piuttosto stupido.

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