L’evoluzione della specie: Nada.

nadaoccupopocospazio

Quando penso al significato di evoluzione, mi viene immediatamente in mente lei. Nada è quello che ogni artista dovrebbe essere, un concentrato di coerente e costante cambiamento, un tumulto di curiosità incontenibile e una voglia tenace di fidarsi, affidarsi e condividere. Per questo Nada è un essere senza tempo, che abita i nostri giorni vivendoseli secondo dopo secondo, portandosi dietro tutto quel passato che l’ha fatta diventare famosa, eppure cambiandolo continuamente senza paura. Nada è l’incarnazione del coraggio, cosa che manca a troppi. E proprio lei, che non ne avrebbe bisogno, continua a cercare e a cercarsi senza però mai perdersi. Tutte le volte che la incontro mi sale la vita, quella vita che trabocca dai suoi occhi sempre grati e da quel sorriso di bambina che le è rimasto appiccicato addosso. E’ stato qualche settimana fa che sono andata con Drago di Novaradio ad intervistarla negli uffici di Audioglobe, in occasione dell’uscita del suo nuovo lavoro “Occupo poco spazio”(Santeria Audioglobe). Aveva la felicità dell’attesa e il sigaro in mano, aveva voglia di raccontarci cosa aveva trovato questa volta.

Drago: Tu sei un esempio unico nel panorama musicale italiano, perché hai saputo rinnovare la carriera senza rinnegare e rimpiangere mai niente, ma piuttosto le parole d’ordine sono sempre state rielaborare e rinnovare. Come ci sei riuscita, voglio dire da “Ma che freddo fa” ad “Amore disperato”, fino a “Luna in piena” e a “L’ultima festa”, tu sei riuscita ad unire momenti artistici molto diversi sotto il tetto della coerenza, come hai fatto?

Nada: Dopo un inizio un po’ spaesato perché ero abbastanza piccola, anche se è stato tutto un po’ capitato per caso, tutto meraviglioso, però ecco, poco da me voluto e sentito, ho iniziato a rendermi conto, ho capito istintivamente che sarei rimasta relegata in una situazione, al di là della musica, proprio come persona. Ho capito che sarei rimasta imbrigliata al successo, a quello che le persone immaginano di te, ma non di quello che sei veramente. Quindi volevo liberarmi da tutto questo e poi strada facendo ho capito che effettivamente questo lavoro mi piaceva e ho cercato di trovare la mia identità. Ho inizato a cercare quello che mi piaceva al di là di ogni ragionamento, infatti spiazzavo tutti, erano tutti terrorizzati perché non erano mai logiche di mercato, perché io tendenzialmente ho proprio un istinto a cercare, a sperimentare, ad andare avanti, aggiungere, perché è la cosa più bella di questo lavoro e se io oggi dopo tanti anni, continuo a farlo con passione ed emozione come se fosse la prima volta, con i dubbi, le paure, le ansie, è proprio perché c’è sempre qualcosa che devi verificare, conoscere, scoprire.

Drago: Parliamo del singolo “L’ultima festa”, che ha anticipato l’uscita del tuo nuovo lavoro “Occupo poco spazio”, canta il funerale di un paese che non ha più nome, infatti se non sbaglio il primo titolo sarebbe stato proprio “Il funerale” e dice “Non m’invitare al funerale di una stagione andata a male/ che seppelliscono le idee e tutto resta sempre uguale/ e se ti chiedono di me digli che non ricordi bene/ forse mi hai lasciata sotto il sole a bere una spremuta di limone/ forse mi hai lasciata sotto il sole/ sulla tomba di un paese che muore”. Sembra quasi un affermare “Io non sono complice, non verrò a questo funerale”. Secondo te, c’è una speranza di vero rinnovamento, o non resta che danzare sulle rovine?

Nada: Secondo me bisogna fare il modo che questo mondo muoia definitivamente, così che non possa che rinascere. La rinascita è speranza e in quanto cosa nuova, non potrà che avere un’energia, una positività, una freschezza che non potrà che farci bene, in questo senso che sia l’ultima festa del mondo, per poterne fare dopo ancora tante altre più belle. Qando poi ho scritto questa canzone, mi sono anche meravigliata, perché di solito non scrivo canzoni a sfondo sociale così esplicite, ma evidentemente con tutto quello che stiamo vivendo, mi è venuto di cantare questi anni che non si legano bene, quest’aria faticosa.

Drago: Tu hai abbracciato da tempo la musica indipendente ed hai suonato e suoni con alcune delle band toscane più in vista, dagli Zen Circus ai Criminal Jockers, mi piacerebbe di sapere da te lo stato di salute della musica italiana.

Nada: penso che la musica indipendente italiana sia la vera musica italiana, anche se non mi piace mettere etichette perché la musica per me è bella o brutta, buona o cattiva, cioé la musica è musica. Però ecco io in quella che chiamano musica indipendente, mi trovo molto bene, perché penso che lì ci sia la verità, la passione, dei musicisti che pensano e vogliono fare la musica per fare la musica, per il piacere di suonare, liberi da tutti gli orpelli, da tutte quelle cose che da anni ci inculcano e che non servono a niente e non lasciano niente. Io dico sempre ai musicisti con cui lavoro che noi siamo per certi versi fortunati, perché siamo liberi di esprimerci, che non è poco.

Barbara: Torniamo al tuo nuovo album “occupo poco spazio”, costellato da collaborazioni importanti, primo tra tutti Enrico Gabrielli, come è nata questa che a tutti gli effetti, sembra una vera e propria sinergia?

Nada: E’ stato bellissimo lavorare con Enrico, perché lui è una sensibilità, è una persona al di là della musica, molto speciale e questo conta molto nel lavoro, perché fare un disco così è proprio una collaborazione, uno scambio continuo. Mano a mano che scrivevo le canzoni, sentivo che avevo voglia di sentire sonorità diverse, avevo bisogno non di un’orchestra, ma di strumenti che interagissero con la canzone e così iniziai già io in fase di arrangiamento, a tirare fuori suoni di archi e tromboni, questi suoni che avevo nella testa, molto diversi dai miei lavori passati nei quali ho sempre usato la classica formazione rock. A quel punto ho capito che non potevo fare da sola un lavoro di quel genere e mi sono ricordata di Enrico, che avevo incontrato un paio di volte facendo i concerti. Lui ha sentito queste mie idee strampalate, che però ha tenuto molto in considerazione e con il suo entusiasmo le ha mantenute tutte, rivisitandole in una maniera grandiosa. Così abbiamo lavorato più di un anno insieme. Questo lavoro è stato fatto senza tempi, perché era così bello sentire l’evoluzione di queste sonorità, che ce ne siamo presi anche troppi!In tutto il lavoro è durato due anni e mezzo, perché poi finite le basi, io mi sono presa ancora molto tempo per registrare le voci, perché volevo entrare in questi suoni totalemnte.

Barbara: L’album è stato registrato in presa diretta, una scelta coraggiosa, secondo me però decisiva in un momento dove le sovrastrutture fanno da padrone, perché questa scelta?

Nada: Proprio perché c’era una piccola orchestra, con parti scritte e arrangiamenti precisi, i musicisti poi erano felicissimi di far parte di questo progetto, perché non capita tutti i giorni di fare musica rock suonata in quel modo. Cioé non è un’ orechestra classica, ma queste sonorità interagiscono proprio con la canzone. La registrazione tra l’altro, devo dire che è stata anche molto veloce. Il tempo ce lo siamo presi prima, per la preparazione. La figura di Colliva poi è stata essenziale, perché ha creato dei suoni così naturali e la masterizzazione a Bristol è stata la ciliegina sulla torta, anche la mia voce ha preso la collocazione giusta in mezzo a questa piccola orchestra.

Barbara: Quando si parla di Nada, si accosta spesso il termine punk, credo più come attitudine che scelta stilistica, ed è forse questa attitudine che lega tutta la tua carriera, lei in che senso si sente punk?

Nada: Perché sono così come sono, faccio quello che mi va, sono una sdrucita, diretta, cruda. E’ una caratteristica caratteriale più che altro.

Barbara: Mi piace pensare alla tua musica come ad un nodo che riesce a legare diverse generazioni, questa tua continua ricerca che ti rende in assoluto un’artista dinamica. Eppure sento spesso gli artisti, ma anche il pubblico della tua generazione, affermare che nelle genrazioni successive si è avuto un vuoto artistico che probabilmente non verrà colmato e un voglia costante di rifugiarsi nel passato, te che invece hai collaborato con musicisti e artisti delle generazioni successive, cosa ne pensi?

Nada: Io ho uno strano rapporto con il tempo e con l’età e non sento mai il peso e l’importanza di quello che ho fatto. La presunzione dell’esperienza. Io mi sento sempre niente, alla partenza, magari le cose le ho dentro chiaramente, ma non le metto mai come qualcosa da far pesare. L’età non eistete, sono solo convenzione, esiste solo in quanto fatto meccanico, che una cosa si deteriora, si consuma. Io lavoro con questi musicisti che hanno 30 anni meno di me, potrebbero essere miei figli, ma per me sono come me, ho con loro un rapporto alla pari. Ci sono dei giovani che fanno delle cose belle e ci sono dei giovani che fanno delle cose brutte, uguale per le persone più mature. Questo non è dato dall’età, dall’esperienza, io do importanza a quello che vedo, quello sento, e qua forse ci ricolleghiamo all’attitudine punk.

Barbara: Cosa manca alla musica italiana oggi? Mancano i contenuti o i mezzi?

Nada: Quello che manca alla cultura in generale, mancano entrambe le cose. Quello che davvero mi manca è uno spazio per tutti, invece mi sembra che si dia sempre spazio e priorità alla direzione più facile, dove io non mi ci riconosco. Non dico di togliere, perché non voglio giudicare, ma non rimanere sempre con un’ unica scelta. Date la possibilità a tutti di poter arrivare al pubblico e poi il pubblico sceglierà. Perché non è giusto prima di tutto per il pubblico stesso, del quale si pensa che non abbia la capità di scegliere e poi anche per gli artisti, cai quali a quel punto mancano i mezzi, che appunto sono necessari e tanti, che magari potrebbero essere bravissimi, ma sono forse più fragili, rischiano di perdersi e questo non è giusto.

Qua per riascoltarsi l’intervista integrale:

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