“Tu non sai che peso ha questa musica leggera”

Dio benedica la musica leggera. Quelle belle canzoncine senza pretese, quelle che quando la radio le passe un po’ si bestemmia, ma poi un mezzo sorrisino ce lo strappano. Quelle belle canzoncine che alla fine, zitte zitte, rimangono perché nella loro leggerezza hanno un fondo di coerenza inamovibile, dove il primo e unico principio è che le mode passano, ma che ci sono quei fondamentali che per creare questo tipo di musica sono inamovibili. Ecco allora io, in questo periodo storico musicale, trovo molto più seria e motivata certa musica leggera, che ha leggi da rispettare, piuttosto che la finta anarchia del mondo indie, che sta sputtanando il settore. Non per niente Gianni Morandi cantava “Tu non sai che peso ha questa musica leggera”. Nel guazzabuglio che è diventata la musica indipendente, dove ormai chiunque voglia può ritagliarsi la sua misera fetta di successo, per quanto “successo” nel mondo indie ormai sia diventata una parola altamente squalificante proprio per questo motivo, mi rincuoro stranamente nel saper che di là, nel mondo commerciale, ci sono dei canoni che un tempo odiavo, ma che ora mi ritrovo a rivalutare. Caro Tiziano Ferro, vuoi diventare un idolo? Dimagrisci! Ecco io sento che in tutto questo c’è ancora qualcosa che ha a che fare con il sacrificio, cosa che nel mondo indie non esiste più. Esiste il fare musica così, per giocare, per provarci, per prendere per il culo e prendersi per il culo con una leggerezza assoluta, manca la progettualità, ma più di tutto manca il reale sacrificio. Si fa un disco pensando che possa bastare vestirsi come quelli che frequentano il MiAmi, dire due frasi gonfie di poesia ma vuote di significato, due suonini strampalati e via. La verità poi è che non si più che dire davvero. Dall’altra parte si sa, basta parlare d’amore in maniera semplice e comprensiva, riuscire a toccare le corde del cuore delle giovani adolescenti, o delle zitelle attempate e il gioco è fatto. Nell’indie ci si arrabatta e tutto questo perché non esiste più un pubblico di riferimento e lo sapete il motivo? Buffo, per quello strano principio del gatto idiota che si morde la coda, ovvero perché il mondo indie ha perso la sua credibilità. Non rimane niente perché si è perso la volontà di parlare agli altri, ma si parla solo in termini autoreferenziali se non addirittura autocelebrativi e allora gli altri, che poi sarebbero quelli che comprano i dischi e vanno a vedere i concerti, giustamente non ascoltano più. Tutto si è ibridato e non si sa più cosa aspettare. Nella musica leggera invece è tutto così rassicurante. Sai che troverai per lo più bei faccini, parolette facili, musichette orecchiabili, voci barocche, cioé tu lo sai cosa ti aspetta e in virtù di questo puoi scegliere. E non pensate sia facile. Non è facile per niente ad esempio scrivere cose sempliciotte che però entrino come un virus nella mente delle persone, provateci voi se ci riuscite. Provataci voi, se ci riuscite, a scrivere una canzone come “Disperato”, farla cantare a uno brutto come il peccato come Marco Masini e farlo diventare un sex symbol tra le teenager. Ci vuole della scienza, ci vogliono dei fondamentali, ci vuole anche del coraggio sì, quello che manca oggi alla musica indipendente, dove nel nome dell’arte si stanno producendo cacate senza senso che rimaranno giusto il tempo di un “etciù”.

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