Teho Teardo: Still Smiling

Quando si è fortunati ne esce uno all’anno di album come “Still Smiling” e 7 su 10 non è italiano. Ecco sulla paternità della nazione è difficile pronunciarsi, non tanto perché questo lavoro è nato da Teho Teardo friulano di nascita e da qualche anno adottivo romano, e da quel “pazzo” berlinese di Blixa Bargeld, quanto perché i suoni di “Still Smiling” sembrano provenire da un non-luogo e adattarsi a tutti i luoghi, fottendosene del concetto di provenienza e superando addirittura quello di mescolanza. Diciamo che Teho Teardo è sempre stato poco italiano e Blixa Bargeld se lo incastoni in un contesto proferisci bestemmia. Deve essere per questo forse, che la relazione musicale scaturita dall’incontro, è diventata magia. Percorsi affini i loro, sopratutto in quella voglia di andare per le strade della musica senza porsi limiti. Teho passa dalla musica industrial dei Meathead supportati anche dalla produzione artistica di Paolo Favati, approdando poi nella composizione di colonne sonore  (Il Divo, Diaz, L’amico di famiglia, La ragazza del lago e molte altre). Anche Blixa Bargeld parte dall’industrial fondando gli Einstürzende Neubauten, che di questo genere sono una delle colonne portanti, per prendere poi mano alla chitarra nei Bad Seeds di Nick Cave fino circa al 2003 ed infine iniziare una carriera solista dove il linguaggio si immola santificandosi nella sperimentazione pura. In “Still Smiling” c’è tutto, suoni e parole che per fortuna riescono ad andare oltre ogni definizione,  un miscuglio eterogeneo in apparenza, che produce un effetto omogeneo di bellezza, davanti alla quale non rimane altro che alzare le mani e arrendersi. Eppure è un lavoro che al primo ascolto hai la presunzione di pensare che non sia per tutti, niente di più sbagliato. Non solo Teardo e Bargeld hanno fatto un disco per tutti, ma sono andati ben oltre, creando uno di quei lavori che io chiamo “medicina”, di       quelli che è cosa buona e giusta che tutti ascoltino, al di là dei gusti e delle percezioni personali. “Still Smiling” ti ripulisce dai preconcetti, ti leva dalla briga dell’incasellamento forzato, nessuna reminiscenza da cercare, nessun paragone da affrontare, tutto va come deve andare, in flusso di coscienza su più livelli. Puoi ascoltarlo milioni di volte e tutte le volte troverai un nuovo significato ad attenderti, pronto a far capolino fra  parole e  note.
Per questo non possiamo esimerci dal fare un po’ di domande a quello che sembra essere diventato il duo del momento, nella speranza di carpire qualcosa di più su questa magia.
Leggo spesso la domanda su come sia nata la vostra collaborazione, francamente non m’interessa granché, il destino a volte e per fortuna, sa segnare i percorsi degli altri in modo che tutti poi se ne possa godere e credo  che questo sia il vostro caso. M’interessa invece capire in che modo, arrivando entrambi da un periodo di carriera solista, siete riusciti a mettere da parte una vostra parte di ego per immolarlo all’ego dell’altro. Se siete dovuti venire a compromessi, se avete sacrificato qualcosa per diventare coppia.
Non c’è stata alcuna immolazione, nulla di tutto ciò, piuttosto un percorso di reciproca stima e fiducia nel quale addentrarsi. Quando abbiamo fatto le fotografie per la copertina abbiamo pensato anche di farne un po’ in giro per la città, Blixa mi ha proposto una “camminata avventurosa” per Berlino, questo combacia con il disco, una camminata avventurosa nella musica. Per me la musica ha una dimensione avventurosa, non amo i piatti riscaldati, il citazionismo ed il revival.
Musicalmente ho come l’impressione che dentro “Still Smiling” ci sia tutta la sana schizofrenia dell’animo umano. Sopratutto gli archi fanno da registi di questo indagare le potenzialità, di questo spingersi oltre. A momenti sembra quasi che che “gridino” (Axolotl), in altri invece che ti cullino (What if). Insomma il violoncello è in tutto e per tutto il vero protagonista, percosso, pizzicato, suonato con l’archetto, sfruttato amabilmente e abilmente in tutte le sue dimensioni sonore, fino quasi a diventare una seconda voce che deve parlare, oltre che suonare. Un punto fermo dove tutto il resto si appoggia. Com’è nata questa splendida supremazia?
Il violoncello è una sorta di mia personale ossessione. Sono un chitarrista che brama l’estensione del violoncello, introvabile sui miei tasti, ma ben percorribile sulle sue corde. Chiedo spesso cose quasi impossibili a chi lo suona ed è in quella tensione, nello sforzo per avvicinarlo alla chitarra che esce quello che cerco. Quando il violoncello si sposta dal suo abituale territorio trova la chitarra pronta ad assecondarlo, anche a circuirlo. Ma perché accada c’è bisogno di uno sbilanciamento, mi serve che si dimentichi dei rituali a cui siamo abituati da secoli.
Ho lavorato moltissimo con Martina Bertoni che è perfettamente in sintonia con il mio modus operandi, a differenza di me, proviene dal mondo classico ma ha sempre avuto un’apertura che le ha permesso di andare altrove mantenendo saldi i suoi riferimenti con la tradizione classica. Non è da tutti.
A Blixa Bargeld piace giocare con le parole. Specifico che in questo caso il gioco è da intendersi nella sua accezione nietzschiana, ovvero come un qualcosa di serio, capace di creare una nuova visione del mondo. Le parole scelte, che siano in tedesco, in inglese o in italiano, formano un vero e proprio linguaggio in cui le formule della comunicazione classica vengono ribaltate, ciò che in un primo momento sembra semplice, ha in realtà un grado di lettura verticale, come nelle  matrioske. Quello invece che sembra ostico e complicato, ha in realtà una chiave di lettura che vira verso lo scherzo. Credo, mi dica se sbaglio, che questo abbia a che fare molto con la sua personalità e con la voglia di ribadire il concetto che le parole sono
importanti, sopratutto in questo epoca, dove tutto sembra diventato parola, ma poco o niente si ferma e resta come linguaggio.
Le parole hanno un suono, è nel suono che significato del testo e musica si legano e diventano un corpus unico. L’ironia e soprattutto l’autoironia sono essenziali per non farsi travolgere da se stessi, dalla complessità di certi argomenti. Le parole sono fondamentali, sono state trovate dentro la musica, come se si trattasse di risolvere un problema posto dalla musica alla quale le parole dovevano reagire trovando una soluzione.
Anche lo strumento voce prende la strada della melodia, per perdersi a tratti. Cosa è andato dietro a cosa? Le parole dietro alla musica e la voce dietro le parole, oppure c’è stato un percorso diverso?
Nonostante siamo partiti dalla musica il percorso ha preso forma nel trovare un equilibrio tra testo e musica e la straordinaria qualità sonora della voce di Blixa è stato il punto di incontro.
“Viaggiando” su internet ho trovato un’intervista degli  Einstürzende Neubauten su MTV. Pensando a cosa è diventata MTV oggi, ho provato quasi un dolore fisico nel pensare a cosa è successo alle generazioni successive, a cosa gli è stato tolto, di cosa sono stati privati in nome di un omologazione dei prodotti artistici, fino a svuotarli dell’arte stessa. Cosa ne pensate di questa involuzione?
Mtv faceva pena anche quando pareva interessante. Non credo sia peggiorata, ma solo che si sia finalmente rivelata per quello che era: un vuoto riempito con altro vuoto. Non proponeva certo musica di qualità, le poche volte che lo faceva era sempre in spazi simili alle riserve indiane.
Mtv ha evitato le novità cercano di proporre, in modo programmatico, solo cose già viste perché secondo solo la gente gradiva solo proposte rassicuranti.
Cosa ha costruito negli anni? Nulla. Cosa è rimasto di Mtv? Nulla.
Se moltiplichi lo zero il risultato è sempre zero e tutto sembra preistoria, o ancor peggio che non sia nemmeno mai esistito.
Bisognerebbe suonare il campanello di questi geni e chiedergli di scendere un attimo per dirgli un paio di paroline perché evitando di far crescere qualitativamente il loro pubblico hanno contribuito ad abbassare il livello medio del rapporto degli italiani con la musica.
C’è sempre stata tanta bellezza nella musica, Mtv ne ha proposta pochissima preferendo inondarci di robaccia.
In momenti di forte crisi strutturale come quello che stiamo attraversando ora avremmo bisogno di bellezza, non di boiate e se la gente in Italia fatica a distinguere i cloni dagli originali è anche per il deserto creato da molti media.
Eppure il vostro lavoro, pur non essendo omologabile a niente e sfuggendo ad ogni categoria (cosa che manda nei pazzi la maggior parte dei mie colleghi), ha riscosso un ottimo successo di critica e pubblico. Guardando la cosa da un punto di vista più ampio, può quasi sembrare un piccolo miracolo, come ve lo spiegate?
Forse la gente si è anche stufata dei precotti che la pigrizia dei media continua a far circolare, mi auguro che il pubblico eviti le frequenti ondate di citazionisti che ci rivendono sempre la stessa cosa che langue tra vintagismo e modernariato da bancherella.
I miracoli non esistono, conosco solo il lavoro: tanto, duro, con metodo.
Certe volte quel che si fa viene recepito, altre passa in secondo piano.
Questo disco sta ottenendo moltissimi consensi, ne siamo felici. Ai concerti abbiamo incontrato moltissime persone entusiaste, alcune erano addirittura commosse. Credo alla commozione, lì si muove qualcosa che mi appartiene in musica e dove mi ritrovo. Come se si esercitasse uno spostamento che tocca chi si mette in ascolto. Non potrei chiedere di più.
Alla fine non può mancare la più classica delle domande, cosa c’è nel futuro? Pensate già ad un altro lavoro insieme?
Realizzare questo disco è stata un’esperienza estremamente positiva, se avremo ancora altro da offrire sicuramente proseguiremo la nostra collaborazione. Pubblicare dischi significa aver qualcosa da dire, da offrire. Mi sento sempre un fiume in piena da quel punto di vista, ma so che se così non fosse non farei altri dischi o musica in generale.
Questo album l’abbiamo fortemente voluto entrambi perché avevamo molto da dire, nessuno ci ha chiesto di farlo, è stata una nostra esigenza. la musica per noi è una questione di urgenza, di bisogno impellente di dire la nostra.
Nel frattempo ci stiamo organizzando per la prosecuzione europea del tour e del disco.

 

 

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