“La mia mamma lavora con quelli che cantano e suonano”

Oggi la maestra dell’asilo dell’Adele mi ha fermato chiedendomi che lavoro facessi, perché alla stessa domanda l’Adele aveva risposto “la mia mamma lavora con quelli che cantano e suonano”. La cosa può risultare spiazzante, perché può voler dire tante cose, in effetti spiegare all’Adele nello specifico che lavoro faccio, è estremamente complicato, visto che a mala pena ancora sono riuscita a spiegarlo ai miei genitori. Comunque lei alla fine ha saputo sintetizzare bene, anche perché circondata com’è di note, un’idea se la deve essere fatta da sola.

Il primo concerto che ha visto l’Adele è stato quello di Bobo Rondelli, aveva 10 mesi e in piedi sul passeggino batteva le mani entusiasta, urlava e partecipava a una festa. Con una caparbietà curiosa, ha chiuso gli occhi solo una volta risalita in macchina. Certo, il primo concerto se togliamo quelli che ha sentito da dentro la pancia. Quando era piccolina per addormentarla le cantavo “Insonnia” dei Virginiana Miller. La prima canzone che ha imparato è stata “Cuccurucucu paloma”, non ne uscivamo, la dovevamo mandare in loop almeno per mezz’ora di fila. La prima foto che si è fatta con un cantante, è stata con Cristiano Godano dei Marlene Kuntz, lei aveva sonno ed era un po’ indispettita, ma lui ci ha abbracciato come fosse una cosa bella davvero, non solo per noi e allora poi l’Adele gli ha dato anche un bacino. In casa nostra ci sono sempre un sacco di riviste musicali, ma lei è sempre stata attratta da un vecchio numero di Rumore che in copertina aveva Paolo Benvegnù, ecco lei Benvegnù lo riconoscerebbe tra una folla di un miliardo di persone. Tutte le sere poi, è rito ormai da sempre, che dopo mangiato andiamo in salotto e facciamo suonare la musica e lei balla, e noi con lei, come se il resto della giornata rimanesse lì sospeso, in attesa di quell’epilogo che per forza di cose, diventa il più bello che si possa immaginare. Questo per dire che l’Adele è circondata, un po’ anche per forza di cose, dalla musica, dalla musica dei grandi. Questo non preclude l’ascolto delle canzoni dei bambini, mica siamo “torturatori” noi, lo sappiamo che un “Caffé della Peppina” o un “Volevo un gatto nero” sono necessari a quest’età, forse più di “Lullaby” dei Cure. Però io credo nell’imprinting. Ci credo perché io sono la prova che con me ha funzionato. A casa mia quando ero piccolina, sul piatto del mio babbo suonavano cose veramente belle. Dalla, De André, Guccini, Battiato, Deep Purple, Rolling Stones, Genesis, Pink Floyd. Che c’entra, tutto questo, arrivata a 13 anni, non mi ha protetta da Masini, il quale chiesi con forza di andare a vedere al Palazzetto dello Sport. Ma comunque quando la maestra di musica delle medie ci chiese di portare un testo a nostro piacere da analizzare, io portai, totalmente inconsapevole di cosa parlasse veramente, “Alexander Platz” di Battiato. Non ho paura dunque di pensare che, arrivata a una certa età, l’Adele mi chiederà di portarla a vedere i Modà di turno, è una tappa necessaria anche quella, perché comunque io sono consapevole dell’imprinting che gli abbiamo dato. Quello vince, vince sempre su tutto alla fine, basta avere la pazienza di aspettare.

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3 pensieri su ““La mia mamma lavora con quelli che cantano e suonano”

  1. Accipicchia che brava mamma sei, l’imprinting nel cervello di una bambina, ma cosa vuoi imprintare. Per cortesia, lasciamo crescere i bambini senza inculcare loro nel cervello le idee musicali e mi sembra in questo caso anche molto politiche dato il nome del blog. Crescere bambini copie di genitori rivoluzionari così è un dramma. Poi ha ancora meno senso da chi ha frequentato le suore per tutta l’adolescenza….ma per cortesia…

    • il nome del blog non c’incastra proprio nulla con la politica, mi sa che sei parecchio, ma proprio parecchio fuori strada. io sono tutto fuor che un genitore rivoluzionario e aggiungo pure purtroppo, se lo fossi stato, credimi col cazzo avrei approvato il tuo commento che mi giudica come genitore senza conoscermi. ah, dovresti imparare a leggere meglio le cose che leggi, perché mi pare proprio ti sfugga il senso ecco.

  2. io invece barbara sento di conoscerti almeno un pochino, dacchè ti leggo e sento spirito affine rimarcato più volte qua e là… ho colto perfettamente il senso del tuo scritto e sinceramente mi è parso molto vero e profondo

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