Il fantastico mondo schizofrenico di Spotify

Il cd ha le ore contate. Ce lo sentiamo ripetere da anni ormai e sembra che questa volta la fine sia davvero vicina. Un bel colpo di grazia lo ha dato Spotify. Prendendo atto che la gente non compra più supporti fisici, non solo perché non ha soldi, ma perché proprio è cambiato il modo di fruire la musica. Che ormai la musica la si ascolta dal computer o da quell’aggeggio infernale che si chiama lettore mp3 (per i più fighi e abbienti iPod), e che la qualità dell’ascolto non è importante per le nuove generazioni (insomma non c’è bisogno di ascoltarsi Emma Marronne dall’impianto stra figo). Ecco che arrivano all’orizzonte nuove frontiere dell’ascolto. Youtube non ci bastava più. Avevamo bisogno di una libreria musicale con la quale interagire come su un social, uno strumentino con il quale ognuno di noi può fingersi dj, fare la propria play list, seguire gli altri e farsi seguire, ovvero Spotify. Una piattaforma demoniaca in cui ci piace guardare ed essere guardati, capire ascoltano gli altri, far vedere cosa si ascolta noi, creare delle vero e proprie battaglie silenti a suon di post. Un mondo insomma dove non si è più liberi neanche di lasciarsi andare un attimo al proprio lato trash e riascoltare se ci va la canzone di Flash Dance sulla quale abbiamo dato il primo bacio, perché c’è chi ci segue, ci guarda, ci spia e ci giudica. La cosa bella è che non solo tutti spiano tutti, ma che sopratutto Spotify spia noi. E ci spia in una maniera anomala, come a voler conoscere i nostri più intimi segreti, a volerci tirare fuori quella parte di noi che ci fa vergogna esternare, quella sulla quale sappiamo verremmo di sicuro giudicati. E come lo fa? Lo fa consigliandoci ascolti. Roba che pare messa lì alla cazzo di cane, ma che forse è solo frutto di un accurato studio sul nostro sub inconscio. Un amico su facebook faceva notare come nell’ascoltare Neffa, poi Spotify gli avesse suggerito di ascoltare Cammareiere, secondo lui in maniera del tutto schizofrenica. Il punto è che secondo me, in un primo momento, il dubbio che, come diceva quel grillino, forse gli Ammerigani ci abbiano messo un microchip per spiare i nostri più intimi e lordi segreti, ci viene. Poi però riprendiamo coscienza di noi, scacciamo via quei brutti pensieri, ci ripetiamo che no, Cammeriere a ci fa proprio cacare e che infondo ci fa cacare pure Neffa,l’abbiamo ascoltato solo perché incuriositi dalla polemica del suo ultimo singolo e che la verità è una e una soltanto, Spotify di musica non ci capisce una mazza. E raccontandocela così, con questo ci rincuoriamo e per un attimo torniamo ad essere fintamente padrone di noi stessi e dei nostri gusti musicali.

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